Arriva Capitan 30 (purtroppo){0}

Cioè, questa roba è vera. Io non ci volevo credere, ma è vera. Capitan 30 esiste veramente. Prima ne leggo un paio di segnalazioni su Facebook, vedo il fumetto, e penso che sia qualche mock-up scemo fatto da qualcuno con il solito troppo tempo da perdere. Dai, siamo seri. Un supereroe che evoca le MILF quando esclama, e si sbatte le madri dei bambini che ha appena salvato? Ma no, dai, non può mica essere!

Poi lo trovo anche segnalato su Repubblica.it, e lo sconcerto mi assale. Ma hanno davvero fatto questa roba qui? Ogni tanto R.it pubblica bufale pazzesche, continuo a pensare e sperare che forse si tratti dello scherzo di qualche buontempone. Un supereroe che si scopa le madri dei bambini che ha appena salvato. No, dai, no.

Poi mi collego all’url segnalato sul lato destro delle vignette, e scopro che esiste per davvero. Il fumetto completo di Capitan 30, protagonista di una campagna di sensibilizzazione avviata per «diffondere consapevolezza riguardo all’importanza di ridurre la velocità nelle nostre città» si trova a questo indirizzo. Lo riposto tutto quanto qui, perché è talmente schifoso che non ci si crede. Bisogna leggerlo tutto.

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La pochezzadi questo fumetto è a dir poco disarmante. Così tanti FAIL uno dietro l’altro che si fatica a crederci. Uno lo legge, si mette entrambe le mani sulla faccia sconsolato, e si chiede come ci siamo ridotti a questo punto.

In sé, almeno fino alle prime sette vignette, si tratta di una campagna sacrosanta, e lo dico perché vado spesso in giro in bici, ci porto le mie figlie, e senza arrivare a sognare città come Copenaghen, mi accontento di gente che per strada guidi in maniera più responsabile. Ben vengano, quindi, campagne di sensibilizzazione per gli automobilisti. Ma questa roba, che altro modo di definirla non mi viene, senza rischiare di essere volgare, come è venuta in mente a chi l’ha fatta? Cioè, i responsabili di bikeitalia.it hanno visto il fumetto, scritto da Paolo Pinzuti e disegnato da Vito Manolo, e si sono detti che andava bene? Che andava bene tirare in ballo le MILF come esclamazione del supereroe, e fin lì passi, ma che soprattutto andavano bene le ultime tre vignette?

La madre del bambino salvato esce di casa in accappatoio. Lo stereotipo della casalinga che sta in casa tutto il giorno è duro a morire, capisco, ma possiamo anche giocare a far finta che sia un giorno festivo, e che la mamma fosse in casa semplicemente per farsi una doccia. Certo, con una giornata fatta di 24 ore, la scelta è comunque becera e, alla luce delle due vignette successive, di certo non casuale.

Il nostro eroe a quel punto cosa fa? Torna a vigilare sul quartiere per impedire altri casi del genere? No. Riceve i ringraziamenti della madre grata. Da un supereroe mi sarei aspettato un “no grazie”, e invece lui accetta. E propone. In maniera italica assai, alla Alvaro Vitali nei film di Pierino, non esattamente un caposaldo della nostra cultura di cui andare fieri, la donna accetta anche. Madre e moglie che tradisce il marito, perché Capitan 30 (centimetri) ha fatto il supereroe.

Supereroe incredibilmente macho, modello a cui il lettore è invitato ad aspirare, perché macho è chi si porta appresso un fallo alla Rocco Siffredi, mica chi si preoccupa dei bambini; macho è chi si porta a letto la moglie (ovviamente frustrata) di un altro uomo, che evidentemente non aspetta altro che un maschio degno di tal nome per farla contenta. E siamo alla donna che cerca l’uomo col fallo enorme, roba che non vedevo né sentivo dai tempi di Drive-In. Sighhh…

In tutto questo, il bambino probabilmente è tornato a giocare in strada, pronto a farsi arrotare di nuovo – perché il signor 30cm è altrimenti affaccendato.

Tanto per gradire, il marito (si vede nella foto sul comodino dell’ultima vignetta) è un uomo brutto, bruttissimo, a metà tra l’Armando della Pimpa e il Signor Bonaventura, che almeno c’aveva i soldi.

E l’ultimo particolare, inquietante, è quel “Continua” messo alla fine dell’ultima vignetta…

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