I clienti di Samsung secondo Samsung{0}

Non mi voglio perdere in analisi sociologiche o di mercato, o chissà che. Però ieri sera mi è capitato di imbattermi nella presentazione (ormai già iniziata) del nuovo Samsung Galaxy S4. Una roba interessante, almeno potenzialmente. Cioè, voglio dire, come pezzo di hardware in sé è proprio fico. E così ho seguito la diretta su YouTube dello spettacolo organizzato in qualche teatro extra lusso di New York. Non l’avessi mai fatto.

Osservavo gli attori – scarsi, o poco convinti, il risultato era comunque deludente – mettere in piedi un siparietto triste dopo l’altro per mostrare le varie caratteristiche del telefono, e mi domandavo ogni volta: «ma è questo il mondo che si immagina Samsung? Questi pensano davvero che il mondo sia così?»

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Un tizio con lo zaino che fa il giro del mondo, e vabbè. Però «se hai impostato come residenza New York, e vai in vacanza in Brasile, il telefono si accorge che sei lontano da casa e ti dice che sei via!». «Smart», commenta un basito backpacker. Eh. Ci avevo proprio bisogno del telefono per capire che non ero a casa. Dov’è finito il Lower East Side? Perché al posto di Times Square mi trovo in una favela? Vecchio che stai qui davanti a me, mi spieghi come mai la notte scorsa qualcuno ha sostituito la Statua della Libertà con questo enorme Cristone in cima alla montagna?

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Non ho visto il bambino che balla il tip-tap, quindi la parte sullo sfruttamento del lavoro minorile per il momento la lascio da parte (anzi, per sempre, ché sta roba non la voglio rivedere mai più), ma il siparietto delle donne cretine, quello me lo sono beccato. Cinque oche giulive (alcune di colore/mulatte, così le minoranze non rompono le palle), roba che sarebbe apparsa sessista negli anni Cinquanta, che arrivano sul palco a suon di latino americano, sculettando come delle deficienti, bevendo vino e scambiandosi risate e apprezzamenti sul loro bellissimo telefono. Che ha dentro un “health meter”, una roba per misurare le calorie, il peso e tutte quelle robine lì che fanno dispositivi tipo Nike+ ecc., e queste tutte esaltate che ridono come delle cretine perché il telefono gli dice, a fine giornata, quante calorie hanno consumato camminando. «E se cammino mangiando cheesecake?» E giù risate stridule, e un altro bicchierino di vino. Poi una delle signore telefona al fidanzato. Anzi, videochatta (insieme alle amiche, ça va sans dire) e lo trova – guarda te – sul campo da golf, dove il nostro eroe (di colore, così le minoranze non rompono le palle), bello come il sole, pantaloni di vigogna, ha appena finito le sue diciotto buche quotidiane. E si congeda da lei con un «Ciao tesoro, ci vediamo domani per le prove della cerimonia». Perché che vita hai, se il giorno prima delle nozze non sei lì che te la godi sul green?

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Un ammasso di umanità triste peggio di quella che si vede nelle “Real Housewives” dei reality americani. Se è questo il mercato a cui si rivolge Samsung per il suo nuovo telefono (comunque molto costoso), ricchi cretini e annoiati, mi sa che sono proprio fuori target.

Riprendendo l’irrisolto dilemma delle suore dei tempi di Cuore, rimane la domanda più importante: tutta questa fantastica tecnologia è pensata per gli stupidi, oppure si diventa stupidi usandola?