La metamorfosi è quasi completa{0}

gheddusconi

Il presdelcon, che sente sempre tanto la fregola di dire ogni minchiata che gli passa per la testa (e di spazio per le minchiate, lì dentro, ce n’è davvero tanto), è letteralmente sparito. Puff. Evaporato. Scomparso.

Rinchiuso in un bunker a seguire gli avvenimenti? Chino su un vecchio televisore a tubo catodico come Bin Laden a vedere se stesso in video, tra un DVD porno e l’altro? Oppure sta registrando videomessaggi da mandare alla nazione? Più passano i giorni, più rimane in silenzio, più assomiglia al suo amico Gheddafi, dittatore finito che ormai se ne sta nascosto da qualche parte mentre intorno a lui il mondo intero lo bombarda. Cambiano le bombe (per fortuna), ma la situazione è surrealmente la stessa.

In un impeto di ottimismo, sono quasi portato a pensare che sia morto, e che i suoi schiavi stiano tenendo nascosta la notizia per evitare ulteriori casini in questi giorni. Perché diciamocelo, siamo oltre il limite dell’imbarazzante. Uno che non perde occasione per lanciare messaggi evervisi, che non perde occasione per stare zitto, che dice puttanate una dietro l’altra dalla mattina alla sera, nell’UNICA settimana in cui dovrebbe farsi vedere, metterci la faccia (per cercare di rimediare al casino in cui lui ci ha portato, questo non dimentichiamocelo), sparisce e va a nascondersi.

Poi abbandono l’ottimismo, e mi rendo conto che farsi vedere adesso implicherebbe dover rendere conto alla nazione di quel che sta accadendo. Significherebbe spiegare come ci siamo finiti, in questo casino. Riassume ottimamente Giannini su Repubblica: «Ora qualcuno dovrà spiegare agli italiani come sia stato possibile, dall’oggi al domani, passare da “La nave va” di Silvio Berlusconi al “Titanic” di Giulio Tremonti. Qualcuno dovrà chiarire a un’opinione pubblica confusa come sia stato possibile precipitare in poche ore dalla leggenda berlusconiana su un’Italia “che è già uscita fuori dalla crisi e l’ha superata molto meglio degli altri”, alla tregenda tremontiana intorno a un Paese che a causa del suo debito pubblico “rischia di divorare il futuro nostro e quello dei nostri figli”».

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