L’amicizia può essere a tempo?{1}

La risposta è . Ed è sbagliata la domanda. Non serve mettere il “può“. L’amicizia è a tempo. Come disse qualcuno, è una triste realtà della vita, ma è una realtà della vita con la quale occorre fare i conti. Qualche tempo fa un mio caro amico (e collega) mi ha chiesto “ma secondo te saremo amici per sempre”? E la mia risposta è stata “no”.

No, perché arriverà un momento della nostra vita in cui non lavoreremo più insieme, per un motivo o per l’altro, presto o tardi; potrebbero succedere cose e/o fatti della vita che porteranno ad allontanarci, a perderci progressivamente di vista. E quella che oggi è un’amicizia inossidabile e bellissima, domani non sarà più tale. Ma non perché io lo desideri, tutto il contrario, ma perché è successo in passato, e succederà ancora. Il mio amico non l’ha presa molto bene, e ancora oggi scherza e ride della nostra “amicizia a tempo”.
La verità, cinica ma ineluttabile, è che ogni amicizia, nel senso più alto del termine, è per sua natura a tempo. A tempo determinato. Determinato non da noi, che in fondo in fondo vorremmo sempre vivere nel presente, ma dagli eventi della vita.

Forse avrei dovuto rispondere alla sua domanda ponendogliene un’altra, che probabilmente leggerà in questo post: “Chi era il tuo migliore amico in terza liceo? Quello con cui condividevi tutto, che chiamavi al telefono ogni giorno consumandoti le dita sul disco del telefono grigio della SIP, col quale parlavi di quanto ti piaceva una e quanto poco ti cagava un’altra, di che palle erano le ore di filosofia, di quello che avresti voluto fare da grande? Quello a cui hai giurato e spergiurato che sareste rimasti amici per sempre?
E poi, la domanda vera: “Se domani ti succede qualcosa di particolarmente bello, o di particolarmente brutto, se hai bisogno di sfogarti con qualcuno, di condividere una gioia unica, chi chiami? Chiami me o l’amico inseparabile della terza liceo?

Due sere fa sono uscito a cena con alcuni compagni di classe del liceo (appunto), con cui mi ritrovo a intervalli più o meno regolari un paio di volte l’anno. Gli amici veri di quegli anni, con i quali c’è ancora il piacere e la voglia di rivedersi. Le serate passano come immagino passino per tutti in queste occasioni: ci si aggiorna sulle rispettive famiglie, sul lavoro, si scherza, si ride pensando ai prof di allora, alle compagne più o meno stronze di altre.

Il clima è sereno, bello. E lo dico davvero. Non sono serate di convenienza. La voglia di incontrarsi e di rivederci c’è davvero, ed è la stessa di vent’anni fa. Ma posso, onestamente, considerarli ancora amici? No. Non credo. Lo sono stati, e lo saranno sempre, ma al tempo stesso non lo sono più. Quando cerco un amico, non è a loro che penso. Se un amico mi cerca, sono sicuro che non è il loro, il nome sul display del telefono.

Come loro, ci sono un sacco di persone che hanno percorso con me tratti (a volte lunghi) della mia strada, con cui ho condiviso tanto, ma che adesso camminano su sentieri diversi. Basta una telefonata, un incontro cercato, un’occasione, e ci si rivede con gioia e piacere, la confidenza e il rapporto è lo stesso di sempre. Non ti senti estraneo, con queste persone, e sai che non ti ci sentirai mai. Ma non sono amici. Non lo sono nel senso più vero e autentico del termine.
Gli amici sono quelli con cui condividi un tempo e uno spazio comuni. L’amicizia si costruisce giorno per giorno, ed è ingenuo pensare che si possa costruire anche a distanza, sentendosi via facebook o al telefono una volta ogni tre mesi. Questo non sposta di un millimetro l’importanza di quel che è stato, la forza di un’amicizia, o il suo valore. Semplicemente, non lo è più. Non come lo era prima.

C’è una legge di Murphy, non ricordo più quale, che dice (più o meno) che “ogni discussione, portata avanti abbastanza a lungo, degenera in semantica”.
E anche questo inutile post, in fondo, è solo una sterile discussione su cosa voglia dire davvero “amicizia”.
Perché arriverà un giorno in cui io e te non saremo più amici, ma lo saremo per sempre.

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