Su donne e videogiochi – #sexit{0}

Il settore dei videogiochi è bello per un sacco di motivi. Uno di questi è che l’ambiente è informale, ci si prende poco sul serio, ci si può presentare a un appuntamento di lavoro con una maglietta che raffigura Super Mario, e nessuno ha niente da obiettare. Questo non significa, però, scherzare sulle cose importanti.

Scrivo per TGM da quasi vent’anni, e per TGM Online prima e thegamesmachine.it adesso da più di quindici. Credo di aver sempre lavorato – insieme a tutti i miei colleghi – per offrire ai lettori un’informazione corretta e obiettiva, spinto dalla la passione per questo mondo, e dalla caparbietà di volerlo raccontare con la dignità e l’importanza che merita.
Nei giorni scorsi, due importanti siti italiani di videogiochi, multiplayer.it e spaziogames.it, hanno pubblicato altrettanti “reportage” dall’E3 di Los Angeles dello scorso giugno, concentrandosi sulle “bellezze” della manifestazione, accompagnati da toni ironici dietro cui si nasconde una scelta editoriale che di ironico non ha proprio nulla. Professioniste del settore (giornaliste, PR, youtuber…) inquadrate di nascosto, telecamere piazzate sotto la gonna, primi piani ravvicinati di fondoschiena e seni, battute irripetibili e approcci volgari a normali persone che si trovano in quel luogo per lavorare (a cui aggiungo l’introduzione terrificante del video di Spaziogames, in cui qualcuno taglia della – finta – cocaina con una tessera dell’IKEA, pensando di essere chissà come o chissà perché in qualche modo spiritoso).

Bon, questi i filmati. Divertitevi (se ci riuscite).

Due servizi che considero personalmente squalificanti per la mia professione di giornalista e critico videoludico, e il pensiero di avere “colleghi” del genere mi disturba non poco; offensivi per un settore che in questi anni ha discusso, e continua a farlo, sul sessismo nell’industria dei videogiochi (#gamergate, anyone?); insultanti per chi crede nella parità tra uomo e donna, e lotta contro la mercificazione del corpo femminile e il suo uso tanto triviale; tanto più gravi perché le due testate in questione hanno un pubblico composto in larga parte da adolescenti e pre-adolescenti, a cui arriva un messaggio tanto preciso quanto odioso, ossia che le donne siano a disposizione del primo arrapato che passa di lì. Oggetti da riprendere, magari di nascosto, quando non da molestare apertamente. Non serve arrivare a parlare di violenza sulle donne, ma è anche un certo modo di fare “informazione”, esattamente questo modo di fare informazione, che getta i primi semi di una cultura in cui la donna viene privata della sua dignità.

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E quindi, ecco, stile post sulla privacy di Facebook: io sottoscritto, Claudio Todeschini, mi dissocio da simili scelte editoriali, che non mi appartengono né mai mi apparterranno. Sono fermamente convinto che il nostro settore, nel 2016, possa ambire a una maggiore maturità. Che possa comunicare la bellezza (e il divertimento) dei videogiochi con competenza, con passione, con onestà e trasparenza, rispettando sempre e comunque tutte le persone che ci lavorano.

Ho pubblicato questo pezzo sul mio blog personale, perché riflette le mie convinzioni e scelte personali, lavorative e non solo. Quindi, se volete prendervela con qualcuno, se avete il numero di telefono dell’avvocato in speed dial, o chissà che altro, prendetevela con me.

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