Usato sicuro? No, grazie{0}

Il sindaco di Vimodrone ha scritto, in una discussione su Facebook relativamente ai gazebo per le primarie nel nostro paese, di stare con Bersani, e ha chiesto a me con chi sto. E così, ecco un paio di riflessioni.

Io non sto con Bersani, per il motivo – forse semplice, forse ingenuo – che del suo “usato sicuro” non ne posso più. Lui sarà anche una brava persona, onesta e sincera, ma
- da Penati in giù, mi sembra evidente che non sia capace di scegliersi i propri collaboratori e le persone che con lui devono governare il partito (e auspicabilmente il governo). E questo, per uno che fa il suo mestiere, è particolarmente grave.
- Bersani, nel bene e nel male, rappresenta e si porta dietro, sulle spalle, vent’anni di storia. Vent’anni in cui la sinistra ha compiuto disastri, in termini culturali e non solo. Vent’anni in cui ha assistito, inerte (complice? Ve lo ricordate Guzzanti-Rutelli che diceva a Berlusconi “ricordati di chi ti ha voluto bene!”), ai disastri combinati dai governi Berlusconi e Formigoni (in Lombardia).
- Bersani rappresenta, nel bene e nel male, gli piaccia o non gli piaccia, i vari D’Alema, Violante, Rutelli, Fassino e Veltroni di cui non se ne può più. Di cui io non ne posso più. Avete fallito? Avete sbagliato? Avete combinato disastri? Non siete stati in grado di fare le cose come avreste dovuto, quando avreste dovuto, quando avreste potuto? A casa. Grazie del vostro servizio, e arrivederci. Non credo che faranno la fame, con i soldi che hanno preso fino a ora, e i vari vitalizi che si sono messi da parte. In qualche modo andranno avanti, su, non è che ci dobbiamo preoccupare di come tireranno a fine mese. Nel ricambio, in cui spero, qualche elemento buono e in gamba,come Bersani, finirà per rimanere tagliato fuori? Pazienza. Sono le regole del gioco.

Però è ora che a questo gioco si giochi veramente, e non solo si faccia finta. Perché se siamo al “conflitto generazionale”, perché questo oramai è diventato, ed è inutile nascondersi dietro altre definizioni, è perché la generazione che c’è adesso in Parlamento non è mai stata capace, da sola, di produrre quel ricambio, quel passaggio di consegne inevitabile in ogni democrazia sana, quella cultura del ricambio, che avrebbe inevitabilmente evitato di arrivare a questo punto.
Per me, oggi, questo rappresenta il tanto sbandierato usato sicuro di Bersani. Continuare ad andare avanti così? No, grazie. Alla certezza degli errori (più o meno in malafede) che sicuramente continueranno a commettere preferisco di gran lunga il salto nel buio rappresentato da Renzi. Del resto, la mia generazione non ha prospettive certe non dico nel medio termine, ma neppure a sei mesi, e non parlo di sciocchezze come le primarie, parlo di lavoro, di futuro, dei figli, figurarsi che problemi ho a votare “alla cieca” per le primarie.
Per inciso, non è che ami particolarmente Renzi, che mi stia simpatico in maniera così viscerale (salvo il fatto che è fiorentino – quando parlano i toscani io impazzisco, a prescindere), ma almeno mi lascia nel dubbio che – forse – una sinistra migliore è possibile. Non solo più giovane. Mi basterebbe che sia diversa.

Fino a ieri l’altro ero abbastanza convinto di votare per Laura Puppato al primo turno e Renzi al ballottaggio. Adesso lo sono molto meno. Perché la Puppato, che sarebbe senza ombra di dubbio la migliore delle candidature possibili, non ha la minima speranza di uscirne bene. E se da un lato ogni voto al primo turno potrebbe rafforzarla per quel che accadrà dopo, ma è anche vero che ho tanta, tanta voglia di lasciarmi alle spalle questa classe dirigente.

Argomenti correlati: