Tasse ed evasione fiscale tra USA, Italia, Pakistan…

 

Sono stato accompagnato all’aeroporto di San Francisco, al termine del mio ultimo, piacevole viaggio in California, dal simpatico Mike, autista di town car di origine pakistana. Abbiamo amabilmente conversato di un sacco di cose, dalla cucina italiana e araba a sua sorella che studia in Svezia ecc., e per qualche strano salto pindarico siamo finiti a parlare di evasione, in Italia, negli Stati Uniti e persino in Pakistan. Visto che sono jet-laggatissimo, che sono le tre di notte e mi sono appena risvegliato lucido come manco avessi dormito dieci ore, qualche appunto – in ordine sparso – su quel che ci siamo detti, risparmiandovi le mie tirate sul problema dell’evasione in Italia, su quanto da noi gli evasori si sentano più furbi degli altri, che tanto è tutta roba che sappiamo e che ci siamo già detti millemila volte.

  • Mike era basito di quanto la gente che evade (in Italia, ma non solo) sia miope, e non capisca che le tasse – parole sue – siano “good”, perché alla lunga si tratta di soldi che ti tornano indietro, sotto forma di servizi al cittadino.
  • In Pakistan, almeno così dice lui, non esiste un sistema di tassazione come lo intendiamo tradizionalmente noi. Non so quanto corrisponda al vero ciò che mi ha raccontato, ma in soldoni era: comperi qualcosa al supermercato, una bottiglietta d’acqua, e non ci paghi l’IVA sopra. Lavori, e quel che guadagni è tutto tuo. Non devi nulla allo stato. Per definizione, non esiste l’evasione fiscale perché di fatto non esiste il fisco. In tasca hai molto più denaro. D’altro canto, il rovescio della medaglia sta nel fatto che il governo non ti dà nulla di nulla a gratis, e devi pagarti tutto quanto. È un’alternativa, non so quanto efficace e/o percorribile, ammesso che sia davvero così?
  • Anche in America la gente evade, ovviamente, e non solo i grandi banchieri. Metti il caso di uno che va a lavorare in una stazione di benzina come addetto alla pompa, e invece di farsi pagare 10 dollari all’ora tasse comprese preferisce farsi dare cinque dollari in nero, cash – il gestore ovviamente risparmia, lui alla fine della giornata si ritrova in mano meno denaro, ma risulta comunque nullatenente e può andare dal governo a chiedere sussidi (cash) e i food stamp, le carte da spendere per l’acquisto di cibo.
  • A un certo punto ho detto che la mia impressione, comunque, è che in America, rispetto all’Italia, la gente abbia un maggior senso della legalità, un maggior senso del bene comune, e quello dell’evasore sia un comportamento socialmente deprecato. Uno degli argomenti più gettonati. quando si fanno paragoni tra USA e Italia, in tema di tasse. Mike non mi è sembrato molto convinto della cosa; più che altro ha detto che negli Stati Uniti la gente ha una paura fottuta a mettersi contro il governo. “Se ti metti contro il governo, non c’è dubbio che perdi, perché il governo colpisce sempre, e colpisce duro”. Testuale. Certo, dico io, in America gli evasori vanno in galera! No, mi risponde lui: se ti beccano a evadere non è detto che tu vada sempre in galera, però ti richiedono indietro tutti i soldi. Poco alla volta, magari non tutti insieme, ma prima o poi glieli devi ridare, fino all’ultimo centesimo. E ripensavo ai vari patteggiamenti di personalità importanti, banche, che da noi sono beccati con buchi da milioni – se non centinaia di milioni – di euro, e lo stato gli chiede indietro il 5% se va bene.
  • Più di tutto, però, aggiunge Mike mentre arriviamo al terminal delle partenze, se ti beccano a non pagare le tasse, se hai pendenze con l’IRS (Internal Revenue Service, il fisco), quelli “ti stoppano la vita”, letteralmente – “IRS stops your life”: non puoi accendere mutui, non hai accesso al credito, non puoi comprare una casa, una macchina, non puoi mandare i figli all’università, non puoi fare niente. A sentirla raccontare così, secondo me un po’ funziona. Altro che i piagnistei dei negozianti e dei vippps di Cortina per il “blitz” delle Fiamme Gialle a Capodanno.

Saluto Mike e mi metto in tasca il suo biglietto da visita. Sicuro che la prossima volta che torno da queste parti chiamo lui.

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